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BREVE STORIA DELLA TRADIZIONE POPOLARE E RELIGIOSA CASTELLUCCIANA DEI “SEI JALLI CHE CANTAVANO IN GALILEA”
Come molte altre tradizioni Castellucciane anche questa ha un doppio significato; religioso e popolare.
Questa antica tradizione dei “ Sei Jalli che Cantavano in Galilea” veniva celebrata nei giorni successivi all’Equinozio di primavera, il giorno 22, 23 e 24 Marzo. Essa propiziava il ritorno degli uomini dalla maremma, sui quali iniziavano ad arrivare le notizie proprio in questi giorni.
In questo periodo la Chiesa festeggia la ricorrenza dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria sul concepimento Nostro Signore Gesù Cristo.
A Castelluccio vi erano 12 ceramiche che raffiguravano la Madonna, murate su una nicchia ricavata nel muro esterno di altrettante abitazioni. ( Le ceramiche in questione sono state quasi tutte rubate).
Le donne che abitavano nella casa vicino si riunivano nella Casa dov’erano le ceramiche raffigurante la Madonna portando con se i bambini della famiglia. Si disponevano in cerchio nella stanza e i bambini venivamo sistemati sui gradini delle scale di legno che portavano al piano superiore: sembrava quasi di essere come in un pollaio.
Dopo un lungo rosario e una cantilena di invocazioni in suffragio alle anime dei morti, la padrona della casa intonava la canzone “ I SEI JALLI CHE CANTAVANO IN GALILEA” la canzone iniziava con :
Uno il Sole e la Luna
La Luna e il Sol,
il Sole dell’Ecristo Salvator.
Due il Sole e la Luna
La Luna e il Sol,
il Sole de l’Ecristo Salvator.
………………….. e cosi via fino alla 6° strofa. Al punto 6 la canzone citava i sei Jalli che Cantavano in Galilea: a questo punto i ragazzini intervenivamo nella canzone con un rumoroso CHICCHIRICHI. Da questo punto fino alla 12^ strofa le donne che cantavano si intercalavano cantando in piccoli gruppi o in solitaria una frase. Dalla sesta alla dodicesima c’era sempre il chicchirichi gridato dai bambini.
Le origini di questa usanza, durata fino agli anni sessanta, sono antichissime. Essa era strettamente legata alla transumanza, infatti la sua fine ha coinciso con la fine della transumanza.
A Castelluccio, fino agli anni 60 l’attività principale era appunto la Pastorizia. Tutte le famiglie avevano a che fare con le pecore: chi ne possedeva delle proprie, chi era al servizio di mercanti di Campagna dell’Agro Romano possessori di grandi masserie di pecore che in estate portavano nelle montagne di Castelluccio e in inverno transumavano in maremma.
In inverno, a Castelluccio, oltre alle donne rimanevano i bambini, i vecchi e il Parroco. Dal momento della partenza per la Maremma fino alla primavera le donne non avevano notizie dei loro mariti, fidanzati, genitori, fratelli e amici. Anche la notizia della morte di qualche pastore arrivava a Castelluccio con mesi di ritardo o addirittura la primavera in occasione del ritorno degli altri pastori in montagna.
Gli spostamenti a maremma erano continui a causa della ricerca dell’erba per gli armenti. Raramente le mogli sapevano il luogo esatto dove fossero i mariti.
La lontananza tra moglie e marito, iniziava ad ottobre, terminava tra Aprile e Maggio. In questi primi giorni di primavera iniziavano a ritornare a Castelluccio alcuni pastori ed essi portavano le notizie degli altri pastori ancora a maremma. Queste notizie mettevano in ansia le donne rimaste per troppo tempo lontane dai loro mariti e questo provocava in loro uno stato di vivacità e allegria.
La celebrazione dei Galli che Cantavano in Galilea aveva il compito di propiziare il prossimo ritorno degli uomini dalla maremma e segnava la fine dell’astinenza sessuale.
Le preghiere e il canto propiziatorio erano rivolte alla Madonna, anch’essa donna moglie e madre, affinché proteggesse gli uomini lontani e che lo facesse tornasse in salute, vigorosi e con un amore sempre vivo come al momento della partenza.
Un altro significato attribuito dalla credenza popolare a questa ricorrenza era relativo all’intensificarsi del sonnambulismo nelle notti di plenilunio. Gli uomini e le donne malati di sonnambulismo erano detti "jupi panaj" o "Jursi panaj" e in queste notti uscivano dalle loro case apparentemente addormentati e ululavano alla luna. Queste persone non dovevano essere svegliate o infastidite in quanto pericolose il quel momento. I canti e i fragorosi chicchirichi che si cantavano in quelle sere dovevano appunto servire a coprire i lamenti del “Lu Jupe panaju” o dell’ “Jursu Panaju”.
Nella credenza popolare si dice che questa malattia abbia origine dalla carne degli animali uccisi dai lupi o dagli orsi e mangiata dalle donne in stato interessante. I bimbi che portavano in grembo, in questo modo, venivano contagiati.
Un tempo la carne era un bene costoso e raramente era sulle tavole, se non nei giorni di festa. Quando i lupi o gli orsi uccidevano le pecore o altri animali, si raccoglieva la carne che restava degli animali uccisi e si portava a casa per essere mangiata. Naturalmente se nella casa vi era qualche donna in stato interessante la carne veniva riservata per lei in quanto la più bisognosa di vitamine. Tutti sapevano che la carne delle bestie uccise dal lupo o dall'orso era “contaminata”, detta “allupata”, ma la tradizione popolare aveva un rito per purificarla scacciando lo spirito cattivo del lupo o dell’orso e quindi poteva essere cotta e mangiata. A volte questi riti non funzionavano: il nascituro veniva al mondo con la malattia del sonnambulismo e da grande veniva additato dai paesani come “quello è lu Jupe panaju” o ”quello è lu Jursu panaju”. Vi erano altri riti per scacciare lo spirito del lupo dal sangue del bambino che veniva al mondo con questo male e venivano praticati da donne guaritrici o da uomini guaritori. Gli uomini guaritori erano più potenti delle donne guaritrici e riuscivano a scacciare il male, oltre che dal corpo, anche dalla casa dove abitava l’ammalato. Nei casi più gravi, si ricorreva dal Sacerdote.
Uno il Sole e la Luna
La Luna e il Sol,
il Sole dell'Ecristo Salvator.
Due il Sole e la Luna
La Luna e il Sol,
il Sole de l'Ecristo Salvator.
Tre , tre Vangelisti,
la Luna e il Sol
il Sole dell'Ecristo Salvator .
Quattro , quattro Profeti
Tre Vangelisti
la luna e il Sol
Il Sole dell'Ecristo Salvator.
Cinque, le cinque piaghe di Gesù Cristo
Quattro Profeti,
tre Vangelisti,
la luna e il Sol
Il Sole dell'Ecristo Salvator.
Sei , sei Galli che cantavano in Galilea:
Chicchirichì!
Sette, sette allegrezze della Madonna,
sei Galli che cantavano in Galilea:
Chicchirichì!
Otto, le otto lampe che furono accese in casa di Gesù in Gerusalemme,
sette le allegrezze della Madonna,
sei Galli che cantavano in Galilea:
Chicchirichì!
Nove, li nove cori degli Angeli,
le otto lampade che furono accese in casa di Gesù a Gerusalemme
Sette, sette allegrezze della Madonna,
sei Galli che cantavano in Galilea;
Chicchirichì!
Dieci, le decima di Cristo,
li nove cori degli Angeli,
le otto lampe che furono accese
in casa di Gesù a Gerusalemme,
Sette, sette le allegrezze della Madonna,
sei Galli che cantavano in Galilea:
Chicchirichì!
Undici, le undici Maria Vergine,
la decima di Cristo,
li nove cori degli Angeli,
le otto lampe che furono accese
in casa di Gesù a Gerusalemme,
Sette, sette allegrezze della Madonna,
sei Galli che cantavano in Galilea
Chicchirichì !
Dodici, li dodici Apostoli,
le undici Maria Vergine,
la decima di Cristo,
li nove cori degli Angeli,
le otto lampe che furono accese
in casa di Gesù a Gerusalemme,
Sette, sette allegrezze della Madonna,
sei Galli che cantavano in Galilea:
Chicchirichì!
Cinque, le cinque piaghe di Gesù Cristo,
quattro Profeti,
tre Vangelisti.
la luna e il Sol
Il Sole dell'Ecristo Salvator.
A tredici non ci arrivò
e il diavolo se li portò